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Stagista non per caso!

di Cristina Romano – corso Gastronomo Torino –

In stage presso Birra MADAMA

Secondo voi, cosa vuol dire affrontare uno stage in azienda? Ve lo dico io: farsi il mazzo.

Ebbene sì! Avete capito bene. E nessuna censura, a proposito; gli stage non hanno nulla di facile, nulla di confortevole e nulla di tranquillo.

“Se avrai voglia di lavorare, avrai modo di divertirti”, mi è stato detto il primo giorno di lavoro. Lì per lì, non capisci fino in fondo la minaccia che ti si sta rivolgendo. I capi cercano sempre di spaventare gli ultimi arrivati, no? Magari pensi che massimo massimo, a una certa, ti verrà un po’ di formicolio alle dita a forza di stare seduta a smanettare sui social curando la comunicazione dell’azienda.

Mera illusione.

A poco più di una settimana di lavoro – domenica esclusa – amici e parenti mi guardano in faccia, assumono un’espressione preoccupata, fanno un segno di scongiuro a caso e sentenziano: “Sei stravolta!”, “Sei uno straccio!” oppure il più poetico (e giuro che me lo hanno detto) “Sembri una rosa appassita al cimitero”.

In pochi giorni, ho chiuso il cerchio – a grandi linee, naturalmente – della presa visione di tutto quel che concerne una brew firm. Ho assistito alla cotta di una nuova ricetta; ho aiutato a pesare ingredienti e misurare parametri; ho guardato, annusato, assaggiato e poi di nuovo daccapo per mille e mille volte; ho pulito, scattato foto, postato immagini sui social; ho studiato e scritto; ho conosciuto persone (meravigliose, appassionate persone!), stretto mani.

Ma, soprattutto, ho imparato: da Ale – il brewer – innanzitutto; perché è un tipo tosto, uno che tira dritto e ci crede fino in fondo; dai gesti, non solo di lavoro manuale, ma anche di amicizia, di cuore e pancia; dai miei sbagli, perché quelli ti capita di farne sovente… e meno male! Perché vuol dire che ci stai provando.

Ho imparato che non si finisce mai di imparare. Sempre che tu voglia farlo, s’intende. Mentre avevo a che fare con le “mie” prime piantine di luppolo, con il brewer che mi spiegava passo passo tutto quello che c’era da sapere – tutto quello che lui sa -, con il sole al tramonto che gettava sfumature brillanti e rossastre tutto intorno a me, accendendo luccichii nell’acqua che stavo versando… Lì, proprio in quell’istante, ho capito qual è l’origine della passione del Gastronomo: la terra.

Banale, direte voi. Semplice, dico io. La semplicità apparente di un sapere che di facile, di confortevole e di tranquillo non ha proprio nulla. Proprio come il mio stage. Un sapere che porta frutto, prodotto e, più di tutto il resto, soddisfazione.

Ora, non mi resta che iniziare ad imparare il resto. E convincere Ale ad ascoltare più musica rock.

Cristina ROMANO

Tecnico Superiore per il controllo, la valorizzazione ed il marketing delle produzioni agrarie, agroalimentari e agroindustriali – Gastronomo


Nata insieme a E.T. e Blade Runner; cresciuta in luoghi dove l’atto di mangiare equivale a unione e celebrazione; diplomata in Ragioneria e semi-studiata in Lettere Moderne. Sempre più convinta che non bisognerebbe mai porre un freno alla voglia di imparare e sperimentare, vorrei semplicemente poter continuare a migliorarmi nel campo a cui appartengo e che mi appartiene: i cibi, le bevande e tutto ciò che vi ruota attorno. Scrivere mi piace quasi quanto conoscere nuovi luoghi e persone, ma ho un amore viscerale per le passeggiate in centro con gli auricolari alle orecchie. Evito la routine, se posso; e, se mai non dovessi salutarvi incrociandovi per strada, non vi offendete: la miopia è il mio personale disgusto.

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